martedì 21 dicembre 2010

NEL 1973 A BROOKLYN...


documentario omaggio a Enzo Del Re:
“Io e la mia sedia”

A SINISTRA

Convitato di pietra: il livello istituzionale

Inizio Anni Sessanta. Piazza XX Settembre. Il marciapiedi e la piazzetta antistanti i locali di Palazzo Roberti, attualmente utilizzati per mostre e concerti musicali, erano il luogo di incontro di noi giovani. Durante il periodo estivo Nino Spota sistemava alcuni calciobalilla sul marciapiedi. Ci si incontrava per fare una partita a boccette, per giocare a “stoppa” o a scala quaranta e a tressette. I  più bravi preferivano la carambola. Impossibile dimenticare Enzo Del Re in quegli anni. Ogni qualvolta gli capitava a tiro una sedia cominciava a tamburellarci sopra ritmicamente. Enzo si divertiva un mondo e, soprattutto, lo faceva per intrattenere gli amici e dare sfogo alla sua esuberanza giovanile.  
            Difficilmente potrò dimenticare alcune strofette irripetibili che Enzo canticchiava per esorcizzare la frustrazione sessuale che pervadeva un po' tutti. Altri tempi. Qualche anno più tardi, era il capodanno del 67. Ci ritrovammo casualmente nella piazzetta di Dona Flor per festeggiare il nuovo anno. Enzo improvvisò un motivetto che suonava: “67, 67, se sarai come l'anno scorso è meglio che non passi, è meglio che non passiiiii...!!!”. A significare che l'anno appena trascorso, il 1966, non era stato granché divertente. Non c’era lavoro; mancavano i soldi e un po' tutto. Eppure, ripensandoci, forse eravamo più felici. Eravamo solo più giovani e più spensierati.
            Nel 1973, quando ormai mi trovavo in America, a Brooklyn, ci arrivò la notizia di un concerto che Enzo Del Re aveva tenuto in piazza. In quella circostanza aveva cantato le canzoni del suo primo album: Maul, Mola. Come ho avuto occasione di ricordare nel libro, Il sogno americano e...l'altramerica[1], allorquando stavamo impaginando il primo numero de L'Idea: “In primo luogo va detto che la nostra 'fatica' fu gradevolmente allietata dalle canzoni dialettali del concittadino Enzo Del Re. Avevamo ricevuto solo da pochi giorni il long playing che qualche compaesano aveva portato a Brooklyn direttamente dal paese”. Quei brani, cantati nel nostro idioma, ci mandavano in estasi. Tanto è vero che facemmo suonare quel disco ripetutamente, fino a quando non terminammo l'impaginazione del giornale a notte inoltrata.
            Nella raccolta dei canti della tradizione popolare molese, Michele Calabrese, evidenziando il valore della produzione artistica di Enzo Del Re, rievocata in una breve silloge, scrive: “Al centro della sua ispirazione è il suo credo politico che si traduce in diversi temi: denuncia dello sfruttamento, speranza in un mondo nuovo, protesta per chi soffre ingiustamente, ottimismo per una società migliore ed altri spunti di carattere sociale. I canti più riusciti sono quelli in cui l’ideologia politica è sostenuta da una vena ironico-descrittiva; ed in questo Del re si dimostra degno erede del canto tradizionale molese. La struttura delle composizioni è, in genere, libera e varia: dalla ballata alla nenia, dalla tiritera alla parodia popolare. La melodia è sempre ben amalgamata al soggetto del canto[2]
            Nella serata di sabato 4 dicembre, dedicata al nostro concittadino, è stato proiettato, nel Castello Angioino, un documentario - omaggio a Enzo Del Re: “Io e la mia sedia” per la regia di Angelo Amoroso d'Aragona.
Enzo Del Re, nel suo intervento, non ha mancato di denunciare le difficoltà incontrate nel suo percorso di artista impegnato politicamente nella sinistra: “non mi facevano lavorare e non potevo pagare i contributi”. Tenendo fede alla sua indole ribelle, ha denunciato di percepire la sola pensione sociale di 365 euro mensili. Waldemaro Morgese, già Direttore della Biblioteca del Consiglio regionale della Puglia, Teca del Mediterraneo, ha tenuto a sottolineare la scelta di impegnare denaro dei contribuenti per omaggiare una personalità che ha saputo testimoniare con le sue canzoni e la sua originalità un patrimonio che diventa di tutti i molesi. Al contempo, Annella Andriani, del Presidio del Libro, ha invitato i presenti a sottoscrivere una petizione da inviare agli organi preposti affinché vengano riconosciuti a Enzo Del Re i benefici della Legge Bacchelli[3]
A questo riguardo non posso esimermi dal sottolineare che se questi benefici sono stati riconosciuti a Franco Califano, a maggior ragione devono essere elargiti a Enzo De Re.
In un contesto singolare e delle grandi occasioni aleggiava l’assenza del convitato di pietra istituzionale in rappresentanza della “destra”. Enzo Del Re potrà anche essere antipatico per il suo carattere aggressivo, pittoresco e quant’altro; tuttavia sarebbe opportuno che, in presenza di personaggi che hanno dato lustro alla nostra cittadina, venissero messe da parte le appartenenze politiche e ideologiche. Mi piace ricordare in proposito un episodio di qualche anno addietro. Mi trovavo in vacanza in America ed ero andato a fare compere in un grande supermercato. Dissi al mio accompagnatore che volevo acquistare alcune musicassette di Johnny Cash. Un cantante folk tra i miei preferiti. Costui, con malcelato stupore, mi fece rilevare che Johnny Cash era stato in prigione per droga. Replicai che la vita privata dell’artista non mi interessava più di tanto mentre amavo le sue canzoni che trovavo emozionanti.
Vorrei ricordare che ognuno di noi ha un talento nascosto. Alcuni riescono a farlo emergere con la loro testradaggine; altri, probabilmente per pigrizia non certamente per carenza di intelligenza, lo lasciano sopito senza fare alcunchè.
Va detto che a Enzo Del Re non gli ha fatto certamente difetto la caparbietà e lo studio nella ricerca testuale e melodica. Probabilmente, se il fanatismo politico non lo avesse pervaso, come di fatto è stato lungo tutto il suo percorso esistenziale, e se assieme alla sedia le sue composizioni avessero avuto l’ausilio di arrangiamenti strumentali, Enzo Del Re avrebbe certamente sfondato a livello internazionale per l’originalità dei testi.   
            Inutile aggiungere che la storia non si fa con i “se” e con i “ma” e che bisogna prendere il genio artistico e culturale di Enzo così com’è. Per quanto mi riguarda  mi piace riascoltare sempre le sue canzoni ogni qualvolta mi capita l’occasione. Grazie Enzo per il tuo contributo artistico alla comunità nazionale.

Mola di Bari, 21 dicembre 2010
Vincenzo D'Acquaviva


[1]          Edizioni Giuseppe Laterza, di Giuseppe Laterza, Bari, 2000.
[2]          MOLA DI BARI – Colori, suoni, memorie di Puglia. Gius. Laterza & Figli, 1987, Bari, pag. 99.
[3]          N. 440 dell'8 agosto 1985, è una legge dello stato italiano che prevede l'erogazione di un assegno straordinario vitalizio a quei cittadini che si sono distinti nel mondo della cultura, dell'arte, dello spettacolo e dello sport, ma che versano in situazioni di indigenza.

domenica 19 dicembre 2010

UN PRIMO AVVISTAMENTO PER OPERA DI UN CRITICO... MANCINO

"... Amoroso d'Aragona, rispecchiandosi idealmente nel protagonista del suo bel ritratto polifonico, sa come restituire la misura poetica di questo percorso di vita e di arte."
Anton Giulio Mancino
La Gazzetta del Mezzogiorno - 19 dicembre '10

sabato 11 dicembre 2010

ANNUNCIO STAMPA BiF&st 2011

Oggi su l'edizione di Bari de La Repubblica l'annuncio che IO E LA MIA SEDIA parteciperà al BiF&st 2011.

venerdì 10 dicembre 2010

LUNEDI 20 DICEMBRE 2010 ALLE ORE 21,30 IL DOCUMENTARIO "IO E LA MIA SEDIA" SARA' PRESENTATO AL CINEMA SPLENDOR DI BARI PER LA VIII EDIZIONE DELLA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL VIDEO E DEL CINEMA D'AUTORE "AVVISTAMENTI" DEL CINECLUB CANUDO, QUEST'ANNO DEDICATO AD AUGUSTO TRETTI

il più radicale dei cineasti italiani a confronto con il più radicale dei cantautori italiani


giovedì 9 dicembre 2010

MI SCRIVE VITTORIO FRANCESCHI

Vittorio Franceschi è tra i testimoni della carriera artistica di Enzo Del Re nel mio documentario IO E LA MIA SEDIA. Lo ha diretto in 5 spettacoli tra il 1969 e il 1973 con la compagnia "Nuova Scena" oggi Teatro Stabile di Bologna. Ieri ha visto finalmente il documentario e mi ha inviato questa sua nota che condivido con grande piacere.

13 novembre 2010 Sanremo Teatro Ariston Premio Tenco
Caro Angelo,
finalmente in un giorno di riposo sono riuscito a passare alla Scuole di Teatro a ritirare il DVD e a vederlo. Mi è piaciuto molto, così asciutto. Non un "come eravamo" ma un "come è". Il ritratto che ne esce di Enzo è vero e sincero ed è giusto che la sua città e la sua regione abbiano fatto questo gesto che gli rende almeno un po' giustizia. Sarebbe bello che lo aiutassero anche economicamente, vista la situazione in cui si trova. Perché al di là della politica e degli schieramenti, Enzo è un cantore della sua terra e mi sembra che il suo messaggio poetico, così legato a quelle radici e a quel dialetto, viaggi su linee ben più alte e nobili e che proprio di questo ci sia un gran bisogno, oggi. Senza Enzo chi mai conoscerebbe Mola di Bari e i suoni bellissimi del dialetto pugliese, ormai affidato alle macchiette della TV?
Speriamo che qualcuno ci pensi e si muova.
A te buon lavoro e arrivederci, chissà.
Vittorio Franceschi.


martedì 16 novembre 2010

UNA VITA TRA MUSICA E RIVOLUZIONE





Enzo Del Re
Sabato scorso, sul palco del teatro Ariston di Sanremo è salito Enzo Del Re, 66 anni, da Mola di Bari. Era l’ultima serata del Premio Tenco 2010, in programma “star”, bandiere e giovani virgulti come Vinicio Capossela, gli Skiantos, Brunori Sas, Paul Brady, Amarcio Prada. La conferma di una riscoperta, ad un anno dal bagno di folla del Concertone del Primo Maggio, a sei dal film di Guido Chiesa sulle avventure di Radio Alice intitolato come un suo brano, Lavorare con lentezza. Questo tardivo ma commosso applauso da parte del mondo della musica d’autore italiana non era affatto scontato, anzi. Come ben testimonia Io e la mia sedia, il documentario di Angelo Amoroso D’Aragona, recentemente pubblicato da Edizioni del Sud (Collana “Percorsi di Teca”, voluta e sostenuta dalla Teca del Mediterraneo, biblioteca del Consiglio regionale pugliese), l’autore di canti di protesta duri e diretti come Il superuomo, Avola, Povera gente e Tengo ‘na voglia e fa niente da qualche anno era piombato in un oblio quasi naturale. Del Re è uno di quei personaggi che con la loro coerenza ti ricordano che ogni compromesso è un tradimento, semplicemente insopportabile in tempi co me questi votati al mercato e all’immagine. Al punto da vivere solo, con un’irrisoria pensione e una bicicletta, simbolo della sua avversione all’automobile, prodotto principe dell’industria capitalista. Orgoglioso per “non aver lottato per la pensione ma per la rivoluzione”.
La sua parabola illumina va gli anni più intensi della  contestazione che dal ‘68 al ‘77 scosse l’Italia, quando ac canto ai lavoratori impegnati a lottare contro lo sfrut tamento, migliaia di ra gazzi scelsero di sfidare la cultura tradizionale per recla mare a gran voce la liber tà d’espressione. Tra teatri politici e collettivi d’arte, cineforum e dibattiti andava in scena l’apertura al mon do di una generazione in cerca di stimoli per descrive re meglio la realtà intor no a lei. A questo pa norama, Del Re contribuiva portan do la voce mai ascoltata dell’estremo Sud, sia nei con tenuti che nel metodo: profondamente pugliese era l’immediatezza della sua proposta, l’andare dritto al cuore del problema fondan te della contestazione, lo libe razione del lavoro operaio dallo sfruttamento, senza metafore o inutili giri di parole, la mancanza di fronzo li che si traduceva nel rifiuto degli strumenti tradi zionali per tirare fuori il suono dal corpo o da oggetti umili come una sedia. In sin­tesi la radicalità di una cultura contadina aspra, a volte brusca  come il suo carat tere ma ancestrale, abituata dalla vita a ragionare in termini semplici ed efficaci. Del Re sconvolse il mon do della cultura alternativa tra Firenze e Milano, quello della compagnia Nuova Scena che intorno a Dario Fo costruiva in tutta Italia una rete di teatri di base intenti a riscoprire la cultura popolare.
Come emerge dalle interviste di D’Aragona ai protagonisti dell’epoca (Antonio Infantino, Vittorio Franceschi, Claudio Lolli), la sua figura drastica affascina va amici e colleghi e gli aprì le porte di collaborazio ni e progetti su cui Del Re costruì una carriera di artista impegnato a convertire tutti sulla via della rivoluzione. Oggi, dopo l’ennesima riscoperta, in bilico tra Primo Maggio e musicassette, Premio Tenco e la dura vita nella solitudine, la sua storia ci ricorda che forse alla fine non si tratta né di pensione, né di rivoluzione ma di canzoni. E una migliore di Povera gente, per raccontare la tragedia dell’immigrazione, non è ancora stata scritta.
Sabino Di Chio
sul Nuovo Corriere BARISERA
il 16 novembre 2010

mercoledì 10 novembre 2010

LA SEDIA DEL RE

LO STRAVOLGIMENTOLOGO

OGGI SIGNORILE... PRESENTAZIONE AL CINEPORTO DI BARI


nelle foto, tratte dal documentario, un primo piano di Enzo Del Re di ritorno dalla sua esibizione al Primo Maggio a Roma e il basso alla strada a Mola di Bari dove Enzo tiene deposite tante cose tra cui il treruote a pedali e il carrello della spesa, vivendo invece al primo piano, di sopra, dove c'è il portoncino con la ripida scala. (n.d.r.)
Nicola Signorile
Corriere del Mezzogiorno - 10 novembre 2010

UN DOCUMENTARIO PER ENZO DEL RE

Livio Costarella
Gazzetta del Mezzogiorno - 10 novembre 2010

domenica 31 ottobre 2010

IO E L'ORFEO MELOPEO


Enzo Del Re è l’esempio di come si possa stare al mondo senza doversi arrendere al mondo. Chiuso nella sua  casa, in cima ad una ripidissima scala di almeno trenta scalini, Enzo riesce, anche se con fatica, a piegare il mondo a sé e non farsi piegare da esso. Nonostante la dialisi che lo blocca un giorno si e uno no, nonostante una pensione di 365 euro al mese, nonostante non abbia mai accettato alcun compromesso e non si sia mai fatto produrre un disco da nessun editore, Enzo è riuscito ieri come oggi a cavalcare i palcoscenici più importante dello spettacolo in Italia. Negli anni ’60, appena giunto a Firenze, viene scoperto con Antonio Infantino da Nanni Ricordi per uno dei primi Long Playing stereo della Ricordi, per il quale si utilizzano anche gli orchestrali della Scala di Milano. Subito dopo partecipa da protagonista alla nascita del teatro politico di Dario Fo e Nuova Scena, ma continuando a calpestare con Infantino anche i palcoscenici milanesi di Enzo Jannacci e quelli romani del Folk Studio. Negli anni ’70 intuirà immediatamente il nuovo e sarà uno dei protagonisti assoluti dei concerti organizzati dai Circoli Ottobre di Lotta Continua in tutta Italia, quelli in cui esordiscono Franco Battiato, Pino Daniele e i Napoli Centrale, gli Area, Francesco De Gregari, Claudio Lolli e tanti altri cantautori e musicisti italiani. Oggi Enzo Del Re viene riscoperto ancora una volta e invitato in scena da Vinicio Capossela o dai Têtes de Bois. Il Primo Maggio del 2010 Enzo ha conquistato la piazza che non lo conosceva, da solo, su un palco enorme, con un pubblico di centinaia di migliaia di persone, molto distratte. Lui con la sua sedia li ha messi tutti in riga a cantare canzoni per i più mai ascoltate prima. Una qualità unica quella di Enzo di far cantare a primo ascolto chiunque. Una qualità nascosta dentro la sua arte di poeta della parola prima ancora che di musicista.

Enzo Del Re, nato il 24 gennaio 1944, inizia giovanissimo a comporre, verso la fine degli anni ’50, appena adolescente o, come direbbe lui, adalauscente, perché su ogni parola Enzo esercita la sua arte più segreta e a lui più cara: quella di “stravolgimentologo”. Compone in dialetto molese e molte di queste splendide canzoni le pubblicherà solo nel 1973 nel suo primo Long Playing autoprodotto, “Maul”, il suo disco bianco. Copertina senza titolo e solo un foglio all’interno con la traduzione dei brani. La semplicità e l’essenzialità dei gesti di Enzo sono racchiusi in questo disco che pubblica canzoni con cui Del Re si è accompagnato per anni. Lo ascoltavano incantati i suoi ospiti e gli artisti con cui dal 1966 ha condiviso case che diventavano vere Factory, esperimenti di Comuni nelle campagne toscane, Camere del Lavoro dove prendeva forma la più famosa e importante stagione di teatro politico italiano. Enzo vi arriva insieme ad Antonio Infantino, conosciuto nel 1967 a Firenze, e con il quale in quella città ha partecipato ad una fervente stagione di vivacità artistica che vedeva presenti le avanguardie di tutto il mondo, dal Living Theatre ad Allen Ginsberg. Ed è nella casa del critico d’arte Claudio Popovich che Enzo inizia la sua avventura di Orfeo Melopeo: un modello di vita che lo ha caratterizzato per due decenni. Ne troviamo una esemplare descrizione nella sua ultima produzione su musicasette del 1992 “La leggenda della nascita di Mola”. Canta Enzo di Orfeo:
“quando concertava via via compensava l’ospitalità che piena di entusiasmo la gente gli dava e gli riservava / l’accoglienza artisticamente ripagava e appena a cantare si metteva tutti i debiti saldava… / … / e d’avergli dato ospitalità ogni abitante si contendeva il vanto / … “

In queste strofe credo sia riassunto tutto il senso di questa esperienza. Quella straordinaria di Enzo Del Re e quella mia di aver avuto l’occasione di conoscerlo e interpretarlo in questo documentario.  Spero di averla restituita in questa chiave. Come dice Waldemaro Morgese che questo documentario ha fortemente voluto e di cui diamo testimonianza nella introduzione del dvd video, in Enzo Del Re si sommano tre modi di porsi che è raro se non unico trovare in una sola figura senza soluzioni di continuità: il melodismo identitario della canzone popolare, la canzone “impegnata” di un artista molto connotato politicamente e la ricerca d'avanguardia sui suoni e sui ritmi, con la scelta di suonare solo il suo corpo e gli oggetti poveri della quotidianità.

“…/ La voce libera al cielo Orfeo forte alzava e tutt’attorno che poesia si sentiva che risuonava / nella voce piena d’immaginazione la commozione… / … / in tutte le piazze sotto l’aria serena Orfeo il cantastorie animava la scena tutt’attorno teneva la popolazione che a sentirlo rimaneva con la massima attenzione.”

Dalla fine degli anni ’70 Enzo Del Re si è ritirato a Mola di Bari. Realizzando questo documentario ci siamo accorti di quanto vivo fosse il ricordo che aveva lasciato nei suoi compagni di strada. Enzo è tornato a cantare solo in dialetto molese, esaltando soprattutto la sua vena di cantastorie ma senza rinunciare alla sua posizione di rigorosa anarchia verso ogni forma di potere. Anche in questo Enzo Del Re non soffre come sconfitta personale il fallimento della stagione rivoluzionaria del ’68. Probabilmente per lui si tratta solo della sconfitta di un potere contro un altro. Il suo anarchismo rimane invece una posizione verso il mondo, parte di quella necessità iconoclasta di controllare ogni gesto e renderlo vivo. Come le sue parole.

“…/ Sempre concerti faceva e i poveri difendeva / … / quando cantava chiarezza faceva perché i segreti dell’universo sconfinato rivelava… /…/ pure contro gli Dei Orfeo si schierava, i segreti svelava, forte denunziava”

Angelo Amoroso d'Aragona
(allegato al DVD distribuito dalla Teca del Mediterraneo 
in 300 copie gratuite per Biblioteche pubbliche e Scuole)